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L'incarico

Come diceva Piero Citati: “Tra gli scrittori svizzeri del Novecento, nessuno possiede la forza drammatica, l’istinto farsesco, l’intelligenza, l’ironia, il sinistro entusiasmo di Friedrich Dürrenmatt”. Ripubblicare questo libro è una opera meritoria. Una lettura non semplice: 24 capitoli che sono 24 lunghe frasi senza punteggiatura. Un romanzo denso che come sempre in questo autore  utilizza l’impianto giallistico per svolgere una profonda riflessione metafisica che destabilizza il lettore portandolo negli abissi dell’orrore e della colpa, del destino indifferente ai nostri sforzi umani dove non c’è redenzione possibile . Un autore che non può essere dimenticato

Niccolè Ammanniti Il custode

Romanzo breve (o racconto lungo) ambientato in una striscia di case sul mare costruite abusivamente lungo la costa siciliana, case vacanza riempite dai turisti d’estate e abbandonate durante l’inverno. Un territorio marginale, come nella marginalità sempre l’autore si avventura, La provincia come un buco nero, il punto di vista dell'adolescenza come unica luce e vitalità in un mondo gretto e disperato, in cui gli adulti sono prede delle loro abitudini e abiezioni, tutti questi sono temi tipici di Ammanniti. Ma qui vengono declinati in una atmosfera pseudo-mitologica e quasi horror, in cui la rottura delle tradizioni oscure del sangue e degli affari familiari grazie alle pulsioni e ai desideri ancora informi della gioventù non ci fa uscire dal mistero e dalle paure ancestrali, li mette solo a stridere con la modernità che li circondano e la ricerca dell’indipendenza, rimanendo un fondo oscuro ed ambiguo. Alla fine chi è veramente il custode e chi il prigioniero?

Pino Cacucci Riparare i torti

Pino Cacucci da più di trent'anni porta in Italia il suo Sud America. Lo fa con le traduzioni di letteratura in lingua spagnola e soprattutto con i suoi romanzi piccole epopee sui vinti, sulle gioie e le ingiustizie di quel mondo così affascinante, vitale e così doloroso. Sono racconti in cui quotidianità e mitologia si innervano reciprocamente, che ci consegnano personaggi e situazioni tra la cruda analisi sociale e il fiabesco. Ritorna ora in libreria con la sua ultima opera, in cui il romanzo storico (è ispirato da fatti veramente accaduti nel Messico degli anni 40) e invenzione letteraria si mischiano a tratteggiare esistenze strabilianti con la quotidianità dell'orrore e dell'oppressione. Un libro, come gli altri, assolutamente godibile e che non dimentica mai di solleticare la curiosità verso quel mondo per toccarne i lati oscuri e i problemi devastanti che lo affliggono

Don Winslow L'ultimo colpo

Fortunatamente l'annunciato ritiro dal mestiere di scrivere per dedicarsi completamente all'attivismo politico (l'opposizione a Trump) non ha avuto seguito definitivo e Don Winslow è tornato con un nuovo libro che in realtà è una collezione di 6 romanzi brevi. Dopo le monumentali trilogie dal narcotraffico messicano del Cartello ("Il potere del cane", "Il Cartello" e "Il confine") e la epica trilogia della Città, dedicata alla mafia italo-irlandese del New England ("Città in fiamme", "Città dei sogni" e "Città in rovine") Winslow si affida ad una narrazione più rapsodica e meno corale per scandagliare con profondità diverse sfaccettature del destino umano e degli errori che travolgono le esistenze in una sorta di rassegna morale di fronte a diverse forme di abiezione e crimine. Pubblicato da HarperCollins come primo libro che inaugura la collana "Black" dedicata voci più importanti della letteratura crime e noir

Julian Barnes Partenze

“Partenze” è una sorta di commiato del raffinato autore inglese Julian Barnes, un libro difficilmente classificabile, non il classico romanzo con trama lineare da seguire, ma un mosaico di narrazione, riflessione filosofica ed esistenziale, autobiografia, confessioni e slittamenti di punti di vista (fino ad assumere nell’ultima parte quello del Jack Russell Jimmy, eredità di amici scomparsi, che non sa di essere un cane). Una serie di “partenze senza un successivo arrivo”, che è la definizione della morte che il libro dà. Ma non pensate a elucubrazioni cupe o sentimentalismi, il tutto è preziosamente confezionato nel suo consueto stile brillante e rigoroso e con l’arguzia leggera dello humor britannico

Seicho Matsumoto Vangelo Nero

Adelphi sta pubblicando (o ripubblicando, dato che qualche sua opera era già stata tradotta da Mondadori) i libri di Matsumoto Seicho, autore giapponese molto prolifico (per questo spesso chiamato il "Simenon giapponese") che, dopo aver scritto alcuni racconti storici di successo che gli avevano permesso di diventare uno scrittore a tempo pieno (aveva interrotto gli studi e lavorava in una tipografia) tra gli anni '50 e gli anni '90 del secolo scorso ha prodotto circa 300 libri e innumerevoli racconti, diventando uno dei maestri internazionali del genere poliziesco. “Vangelo nero" (inizialmente pubblicato a puntate su una rivista tra il 1959 e il 1960 e basato su un fatto di cronaca nera effettivamente successo: l'omicidio di una giovane e bella ragazza che lavorava come hostess di una compagnia aerea) è uno degli esempi più riusciti del suo stile particolare che mischia le atmosfere noir con un taglio giornalistico, descrizione paesaggistica spesso aulica, analisi sociale del Giappone del dopoguerra, introspezione e scavo dell'animo umano e della banalità del male. Esige un lettore paziente, ma è veramente un gioiello.