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Winesburg, Ohio
Sherwood Anderson (Einaudi)


Sherwood Anderson scriveva agli inizi del secolo scorso (questo libro è stato pubblicato nel 1919) ma se lo leggete ora, salvo riferimenti datati come le lampade ad olio o le carrozze con i cavalli come mezzi di trasporto) non vi accorgerete della distanza temporale. Questo è merito della grande capacità di scrittura e dello stile, ma anche che un certo paesaggio umano su cui l'analisi dello scrittore si concentra forse non è cambiato più di tanto (tecnologie a disposizione a parte). La grande provincia americana delle pianure dell'Ohio (sintetizzata nella cittadina immaginaria di Winesburg, mascheramento neanche troppo evidente della città di Clyde),luogo di esistenze disperate, solitudini sociali mascherate dai riti comunitari (la messa, la fiera agricola), bigottismo e perbenismo escludente, di frustrazioni e i risentimenti che fanno deflagrare l'equilibrio mentale nella nevrosi. Non c'è commiserazione nell' sguardo di Anderson, c'è l'empatia della disperazione, tratteggiata in uno stile conciso e piano, di un nitore e una precisione semplice che riesce ad essere lirica. Una poesia spietata della marginalità che risulta di una modernità sorprendente ancora oggi. Una lezione e uno stile che supera la linearità e lo sviluppo diacronico del romanzo tradizionale e ci porta dentro al caos della modernità. Una opera che riecheggerà poi in molti grandi autori americani moderni, da Faulkner a Steinbeck ad Hemingway,