CULTURA E TEMPO LIBERO

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Don Winslow L'ultimo colpo

Fortunatamente l'annunciato ritiro dal mestiere di scrivere per dedicarsi completamente all'attivismo politico (l'opposizione a Trump) non ha avuto seguito definitivo e Don Winslow è tornato con un nuovo libro che in realtà è una collezione di 6 romanzi brevi. Dopo le monumentali trilogie dal narcotraffico messicano del Cartello ("Il potere del cane", "Il Cartello" e "Il confine") e la epica trilogia della Città, dedicata alla mafia italo-irlandese del New England ("Città in fiamme", "Città dei sogni" e "Città in rovine") Winslow si affida ad una narrazione più rapsodica e meno corale per scandagliare con profondità diverse sfaccettature del destino umano e degli errori che travolgono le esistenze in una sorta di rassegna morale di fronte a diverse forme di abiezione e crimine. Pubblicato da HarperCollins come primo libro che inaugura la collana "Black" dedicata voci più importanti della letteratura crime e noir

Julian Barnes Partenze

“Partenze” è una sorta di commiato del raffinato autore inglese Julian Barnes, un libro difficilmente classificabile, non il classico romanzo con trama lineare da seguire, ma un mosaico di narrazione, riflessione filosofica ed esistenziale, autobiografia, confessioni e slittamenti di punti di vista (fino ad assumere nell’ultima parte quello del Jack Russell Jimmy, eredità di amici scomparsi, che non sa di essere un cane). Una serie di “partenze senza un successivo arrivo”, che è la definizione della morte che il libro dà. Ma non pensate a elucubrazioni cupe o sentimentalismi, il tutto è preziosamente confezionato nel suo consueto stile brillante e rigoroso e con l’arguzia leggera dello humor britannico

Seicho Matsumoto Vangelo Nero

Adelphi sta pubblicando (o ripubblicando, dato che qualche sua opera era già stata tradotta da Mondadori) i libri di Matsumoto Seicho, autore giapponese molto prolifico (per questo spesso chiamato il "Simenon giapponese") che, dopo aver scritto alcuni racconti storici di successo che gli avevano permesso di diventare uno scrittore a tempo pieno (aveva interrotto gli studi e lavorava in una tipografia) tra gli anni '50 e gli anni '90 del secolo scorso ha prodotto circa 300 libri e innumerevoli racconti, diventando uno dei maestri internazionali del genere poliziesco. “Vangelo nero" (inizialmente pubblicato a puntate su una rivista tra il 1959 e il 1960 e basato su un fatto di cronaca nera effettivamente successo: l'omicidio di una giovane e bella ragazza che lavorava come hostess di una compagnia aerea) è uno degli esempi più riusciti del suo stile particolare che mischia le atmosfere noir con un taglio giornalistico, descrizione paesaggistica spesso aulica, analisi sociale del Giappone del dopoguerra, introspezione e scavo dell'animo umano e della banalità del male. Esige un lettore paziente, ma è veramente un gioiello.

Ian McEwan Quello che possiamo sapere

Ian McEwan è uno scrittore che non riesci ad incasellare. I suoi romanzi variano tematiche, storie, argomenti in modo sempre sorprendente, attraversando e giocando con i generi in un modo assolutamente fluido e imprevedibile. Se una casella gliela vogliamo trovare è quella stilistica. Qualunque trama, racconto, riflessione e analisi viene costruita con una precisione e un controllo quasi perfetti, usando un linguaggio talmente preciso e limpido da risultare quasi trasparente. "Quello che possiamo sapere" utilizza la distopia e le atmosfere fantascientifiche per parlare dei nostri giorni, affrontando tematiche politiche ed ecologiche ma soprattutto riflettendo sulla memoria e sulla conoscenza in mondo spaesato che cerca in tutti i modi di dare un senso ad una umanità sempre più disgregata e insidiata da pericoli e perdita di punti di riferimento. E guardare il presente da un futuro devastato dalle conseguenze del cambiamento climatico e dalle guerre diventa una impresa romantica che ci pone di fronte ai nostri limiti e illusioni, alla perdita di una mappa in grado di orientarci,

Giulio Passerini Inimicizie letterarie

Un libriccino irresistibile, autenticamente divertente e godibile questo di Giulio Passerini,m cha aiuta a rendere la letturatura una storia viva. Una raccolta di aneddoti su controversie, invidie e giudizi sprezzanti, rivalità tra protagonisti della vita letteraria. Certo nell'epoca dei social in cui tutto si è ridotto a piccola scaramuccia da talk show creati ad arte per fomentare le tifoserie da stadio ("tizio ha asfaltato caio") o "dissing" tra cantanti rap forse di litigi ne vediamo fin troppi e di bassa lega. Ma qui quel che conta non è tanto vedere come persone geniali rivelino il lor lato "umano, troppo umano" con piccinerie e offese spesso dettate da invidia o antipatia, quanto la forma spesso grandiosa la polemica fra persone di levatura prenda. Indipendentemente dal giudizio sugli autori, conoscete una offesa più azzeccata e disarmante di quella rivolta da D'Annunzio a Filippo Tommaso Marinetti, definito un "cretino fosforescente"?

Ennio Flaiano Chiuso per noia

Ripubblicare nel 2025 una raccolta delle critiche cinematografiche scritte da Ennio Flaiano tra il 1939 e il 1970 può sembrare una operazione retrò per vecchi lettori con il baricentro ancora spostato verso il secolo "breve" o per irriducibili appassionati di cinema. Ma leggere quelle pagine sono in primis un godimento letterario raro, la possibilità di gustare uno stile di scrittura raffinato, un genio ironico dalla lucidità di analisi feroce e libero da convenienze e opportunismi. Ancor di più però questi scritti forniscono un ritratto acuto e demistificante dell'Italia e degli italiani nel susseguirsi di varie stagioni storiche. Senza far sconti a nessuno ma con soavità, senza pose da fustigatore, smaschera con la sua ironia e con i suoi paradossi le ipocrisie e i conformismi, il provincialismo, il perbenismo borghese e i narcisismi ideologici. I suoi pezzi sul cinema diventano un catalogo morale e una analisi sociale che getta luce anche sui nostri tempi