CULTURA E TEMPO LIBERO

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Partenze
Julian Barnes


I temi sono quelli che Barnes ha sempre privilegiato nelle sue opere: la memoria con il suo potere e i suoi inganni, il rapporto tra la scrittura e la verità, l’amore, la disillusione, la morte. Ma in questo (dichiarato) ultimo suo libro diventano un gioco di prestigio mescolando narrazione e riflessioni, autobiografia e racconto, brandelli di memoria e digressioni filosofiche. Un vagabondaggio intellettuale in cui un vero plot narrativo non c’è, se non quello del racconto del complicato rapporto amoroso tra i suoi due amici Jean e Stephen che si innamorano in gioventù e poi si separano, ritrovandosi quarant’anni dopo (con un buco narrativo enorme dunque) a riprendere il loro rapporto di coppia e a sposarsi, per arrivare all’inevitabile ripetizione del fallimento. Ma il racconto è dissolto tra le considerazioni filosofiche sulla memoria con la sua potenza e con i suoi limiti e fraintendimenti, con la riflessione sulla malattia di un vecchio scrittore ottantenne che scopre di essere ammalato e deve fare i conti con la mortalità, senza alcuna concessione al sentimentalismo e all’autocompatimento, per arrivare a comprendere che tutta la nostra vita e la nostra morte non sono niente altro che “l’universo che fa il suo mestiere”.La lucida ironia e la consueta prosa brillante impediscono l’involuzione malinconica di una autore al termine della sua esistenza, al contrario fanno di questo libro una lettura deliziosa e profonda senza alcun autocompiacimento o presunzione, angoscia o cupezza. In fondo, come dice l’io narrante del libro “E’ stato tutto molto interessante”.