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Una battaglia dopo l'altra
Paul Thomas Anderson


Di Caprio con la vestaglia sdrucita e gli spinelli fumati fino all'ultimo con l'aiuto di forcine del Drugo de "Il grande Lebowsky" dei fratelli Cohen, donne guerrigliere ipersessualizzate dai nomi leggendari ("Perfidia Beverly Hills", "Junglepussy") alla Russ Meyer (chi si ricorda più di Russ Meyer? Credo pochissimi, per saperne qualcosa bisogna risalire ad una rassegna di Ghezzi su RaiTre a tarda ora di almeno una ventina di anni fa), il colonnello Lockjaw interpretato da Sean Penn (la cui grande aspirazione è entrare nella setta suprematista bianca dei "Pionieri del Natale") che ricorda le feroci macchiette antimilitariste de "Il dottor Stranamore" di Kubrik, i mirabili inseguimenti nel deserto che intersecano John Ford con Spielberg... Possono sembrare citazioni lezione o coloriture nostalgiche di un grande amante del cinema quale è Paul Thomas Anderson, (per dirne un'altra, la citazione della "Battaglia di Algeri" di Pontecorvo, uno dei film più belli della cinematografia mondiale, che l'imbolsito rivoluzionario dismesso Di Caprio guarda fra una canna e l'altra). Ma la sapienza formale di questo regista riesce a farne ingredienti di un cocktail godibilissimo. Il risultato è un film brillantemente leggero ma non banale. Una commedia ironica che gioca con l'assurdo e l'eroico degli anni 70 per parlare anche del mondo d'oggi. Certo non c'è la forza e la profondità sovversiva degli originali ingredienti, ma di sicuro è un film che dichiarando il proprio amore per il cinema ti fa amare il cinema.
P.S. parlando con un giovane del film e ripetendo più o meno quello scritto sopra la sua risposta è stata "Vabbè, ho capito che hai visto molto cinema perché sei vecchio. Io non ho visto molti dei film che tu citi e che Anderson cita, ma che importanza ha? A me il film è piaciuto...". Maledetti giovani, hanno spesso ragione.. Alla fine la sola cosa che conta è questa. Che un film ti sia piaciuto e ti abbia detto qualcosa di più o meno prezioso, senza troppe elucubrazioni su ascendenze e citazioni in cui si perde uno spettatore che pensa di saparela lunga. Come ha detto Ennio Flaiano: "Il cinema è la più darwiniana delle arti, riserva l’avvenire e la felicità soltanto ai personaggi giovani e pieni di fiducia, li nega a quelli di una certa età o rovinati dalle letture". Evidentemente questo vale anche per gli spettatori.