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RE:CREATED
Placebo


Ritornare ai propri inizi, riprendere le tracce originali del loro primo album e modificarle per portarle ai giorni nostri, cercando di conservare il loro spirito originario e la urgenza creativa dell'epoca ma filtrandola attraverso l'esperienza e la crescita di una carriera trentennale, con una diversa consapevolezza sia tecnica e produttiva per svilupparle. Un album che è una celebrazione non nostalgica, un punto di incontro tra ciò che la band era alle sue origini e ciò che è adesso. portando le vecchie canzoni in nuovi territori.e riattualizzarle. Questa l'operazione che ha portato i Placebo (il cantante e chitarrista Brian Molko e il bassista Stefan Olsdal, attorno a cui hanno ruotato i vari componenti della band) alla produzione di "RE:CREATED" in occasione del trentennale dell'uscita del loro primo album ("Placebo"). In un panorama (quello degli ultimi anni novanta e primi duemila) prevalentemente dominati dal brit-pop la loro voce e la loro immagine androgina e (in tempi in cui ancora non era divenuta centrale alcuna questione sull'identità di genere) fluida e ambigua si sono imposti come una delle voci migliori del pop alternativo. Al di là della iniziale catalogazione come glam-rock (più che altro per la partecipazione di Molko al film "Velvet Goldmine" di Todd Haynes, che celebrava proprio quel movimento musicale) i Placebo sono sempre stati molto più legati al post-punk e al garage, con testi controversi e disturbanti, su dipendenze, depressioni, perversioni e ansie giovanili. La loro forza è sempre stata un impatto sonoro sostenuto a cui fa da contraltare la voce quasi femminile di Molko, facendone una delle band più apprezzate dal vivo, dove danno il loro meglio (anche rispetto ai loro dischi). Di sicuro hanno lasciato una traccia. E anche questa opera di rivisitazione del loro repertorio iniziale continua a stupire per la forza del loro "assalto" musicale.