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The Mountain
Gorillaz


Entrambi i fondatori dei Gorillaz, il leader dei Blur Damon Albarn e il fumettista Jamie Hewlett hanno recentemente dovuto affrontare la morte del padre.. E come dice una delle canzoni dell'album "la cosa più difficile è dire addio a qualcuno che ami". Entrambi hanno frequentato l'India (Albarn è andato a cremare il padre a Varanasi, seguendone le volontà di grande appassionato della religione induista e spirituale tanto in voga negli anni Sessanta. Hewlett ha la moglie indiana e in India ha vissuto tutto il periodo del covid per assistere la madre della sposa) e l'influenza indiana è preponderante: sitar, tabla, flauto indiano, sarod caratterizzano buona parte del disco, mischiate al pop inglese e ai sintetizzatori, per poi aprirsi a musiche mediorientali e al rap americano di ultima generazione, al reggaeton sudamericano. Il tutto condito con inserti vocali di "fantasmi", persone scomparse che intervengono come testimoni informati della morte: (Dennis Hopper, il batterista scomparso dei Gorillaz Tony Allen, Bobby Womack e altri deceduti). Ma non pensate che il disco sia greve e cupo. L'epitome forse è il motivetto accattivante fischiettato in "Orange County": la leggerezza e la pace di chi ha affrontato il dolore ma comprende che la morte è parte della vita e la perdita he pure deasta è una trasformazione della energia vitale che continua a fluire.
La Montagna del titolo fa riferimento a una delle metafore orientali più potenti per parlare del percorso difficile e pieno di pericoli e cadute che porta all' innalzamento verso la illuminazione. E come i Beatles hanno trovato nuova ispirazione andando a "lavare i panni sul Gange", così Albarn e Hewlett sono riusciti a creare una fusione di colori e di stili in un disco bellissimo un vero e proprio caleidoscopio musicale che riesce affascinante e profondo anche per chi non sopporta la voce filtrata e distorta elettronicamente che pure è un marchio di fabbrica del gruppo. Due canzoni fra tutte: "Empty dream machine", dove una ballata di chiaro stile Bowie contrappuntato dal sitar evolve nel rap del giovane Black Thought e "Damascus" dove i ritmi arabi sono fusi con i synth elettronici e il rap. Pochi dischi negli anni recenti hanno colto nel segno come questo.