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Autoritratto
Édouard Levé (Quodlibet)
Édouard Levé
era certamente una persona particolare. Un fotografo e pittore, un artista e una persona molto intelligente. Tralasciamo la sua biografia e la sua morte, che potete scoprire da soli se vi interessa, perché possono essere fuorvianti per la lettura del suo "Autoritratto". Possiamo però dire che la lettura di queste poche ed essenziali pagine sono una delle cose più interessanti, a volte divertenti, a volte solenni e conclusive, a volte quasi banali, ma sempre sincere e vibranti di vita vera che potete trovare in circolazione.
Quante volte per conoscere una persona che ci interessa si fa quel gioco di domande banali nel tentativo di capire i suoi gusti, le sue paure, le sue inclinazioni e desideri e quanto coincidano con i nostri chiedendo "Preferisci il mare o la montagna? Qual è il tuo frutto preferito? e il film?". In questo libro Levé non fa altro che accumulare una serie di affermazioni, pensieri, angosce ed entusiasmi che piano piano costruiscono un autoritratto che decostruisce e demitizza il concetto stesso di autobiografia. Un modo di esporsi e mettersi a nudo in cui il lettore rimane immediatamente catturato come in un gioco di specchi, in cui si ritrova in molte affermazioni o pensa a cosa avrebbe scritto lui. Un gioco mai noioso o che scade nell'autocompiacimento, ma che intriga suscitando domande o riflessioni di rimando, associazioni e risonanze. Come scritto da qualcuno più che di leggere un romanzo sembra di guardare una opera di arte astratta, una composizione cubista in cui la vita è scomposta e ricomposta con linee divergenti e tagli improvvisi. L'effetto è quello per cui Levè parla di se stesso ma in realtà fa parlare di sé anche il lettore, invischiato nelle sue riflessioni e costretto a guardare a sé stesso, a trovare pezzi della propria umanità.