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Chiuso per noia
Ennio Flaiano (Adelphi)


Ennio Flaiano con le sue sceneggiature è stato una delle anime del grande cinema italiano (basta pensare alla sua collaborazione con Fellini per film come "I vitelloni", La strada", "La dolce vita" e "8 e 1/2", ma anche al suo contributo a film di Rossellini, Blasetti, Zampa, Antonioni, Risi, Monicelli, Soldati, Germi, Ferrei, Montaldo e assieme a Suso Cecchi D'Amico e Dalton Trumbo al film "Vacanze romane" di William Wyler). Ma fin dagli inizi della sua carriera giornalistica è stato recensore e critico cinematografico. In "Chiuso per noia" (a cura di Anna Longhi, edizioni Adelphi) sono raccolti una sessantina dei suoi articoli sul cinema pubblicati in varie riviste e giornali in una epoca che va dal 1939 (sotto il fascismo la critica cinematografica era uno dei pochi territori in cui si poteva far intravvedere una qualche forma velata di presa di distanza al regime) fino al 1951, con alcuni scritti posteriori più sporadici che arrivano al 1970 (lui di critiche ne aveva pubblicate più di trecento). Senza alcun tecnicismo o specialismo declamato, il punto di vista di Flaiano è quello di uno spettatore che, parafrasando le sue parole, "va al cinema per sgranchirsi l'immaginazione e la visione morale del mondo". E in queste pagine si parla di cinema, ma in realtà si parla della storia dell'Italia, dei suoi vizi e vanità, delle sue virtù, delle sue ipocrisie perbeniste e provinciali, della sua continua dimenticanza del passato. Difficile non ritrovarsi ancora oggi nelle ironie e nei sarcasmi di Flaiano.