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Giovanni Segantini


Nato ad Arco (nel trentino allora austro-ungarico), Giovanni Segantini approda a Milano e dopo una infanzia dolorosa e di sofferenza, si forma all'Accademia di Brera, dove viene in contatto con la Scapigliatura e con le ansie di rinnovamento che pur nel solco del naturalismo realista inizia un lavoro originale sulla luce e sul colore. Non a caso il suo "Ritratto di Luisa Torelli Tagliabue" viene accostato alle opere di Edouard Manet. Trovato il suo protettore e mentore in Vittore Grubicy, ricco collezionista e gallerista che ne riconosce il talento e lo sostenne economicamente e artisticamente per tutta la breve vita e lo forma mettendolo in contatto con la grande pittura europea, da Millet a Van Gogh, cosa sottolineata nella mostra (che presenta alcune opere degli artisti con cui si confronta). Un superamento della visione canonica di Segantini come pittore solitario e naif, isolato prima nella provincia brianzola e successivamente nei pascoli e nelle montagne svizzere, ma lo rilegge nella sua relazione con la pittura innovativa europea che conosce e reinterpreta in chiave personalissima. E proprio dalle influenze dei pittori francesi e del pointillisme parte la svolta divisionista dove l'utilizzo dei colori puri non mescolati sulla tavolozza ma accostati sulla tela diventa la sublimazione della luce. La poetica di Segantini sempre legata al rapporto con la natura e alla vita contadina e dei pastori trova poi la sua massima espressione nella sua fase di vita nelle Alpi Svizzere, per dirigersi sempre di più dal paesaggismo naturalistico ad un simbolismo sempre più evidente in cui l'esaltazione del rapporto con la natura diventa una idealizzazione e trasfigurazione quasi religiosa. Il merito di questa grande mostra è di mostrare nella sua interezza un percorso artistico che ha un respiro europeo e che influenzerà in modo profondo le avanguardie del primo novecento.