CULTURA E TEMPO LIBERO

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Portnoy
Philip Roth (Adelphi)


Ci sono libri che si leggono per l'importanza che ricoprono nella storia della letteratura, veri cambi di paradigmi che segnano passaggi di epoca nella cultura e nel costume, nel modo di scrivere e nei temi trattati. E forse per questo spesso le aspettative rimangono deluse quando si leggono certe opere dopo molti anni dalla pubblicazione. Non si riesce più a coglierne il portato rivoluzionario di novità e di rottura rispetto al momento in cui sono usciti (personalmente è capitato leggendo "Il giovane Holden" di Salinger o "La strada" di Kerouac di chiedermi "Beh? Tutto qua?"). Troppo lontani dal momento in cui sono stati creati e pubblicati per capirne la novità che hanno rappresentato, temi e stili oramai diventati familiari e acquisiti. Non ao puè dire sia così per "Il lamento di Portnoy", il primo vero ed esplosivo successo di Philip Roth uscito nel 1969. Certo l'oscenità dei temi affrontati e la spudoratezza sincera in tema di sessualità, morale, religione (che hanno scatenato tante polemiche all'epoca specie tra la comunità ebraica statunitense e che già nella prima traduzione italiana di Bompiani hanno visto l'autore minacciare di rinunciare alla pubblicazione in Italia se la casa editrice avesse cercato di edulcorare nella traduzione il contenuto del libro) forse non è più così choccante. Ma la forza irriverente del monologo del protagonista Alexander Portnoy sul lettino dello psicanalista e la sua carica umoristica e demistificatrice non sono svaniti.
Certo grandi polemiche ha creato la decisione del traduttore ufficiale di Adelphi Matteo Codignola (che ancora dobbiamo finire di ringraziare per aver tradotto Mordechai Richler e "La versione di Barney") di cambiare il titolo da "Il lamento di Portnoy", senza dubbio più aderente all'originale "Portnoy's complaint" ) al solo "Portnoy". Senza dubbio ha ragione Codignola a sottolineare che il termine "complaint" in inglese ha una stratificazione di significati che "lamento" non rende a sufficienza, risultando limitativo (ma non fuorviante). Ma il sospetto di una mossa un pò pretestuosa per sottolineare la novità del passaggio ad una nuova casa editrice rimane. In ogni caso, se anche fosse una mossa di marketing per dare risalto alla nuova traduzione, dobbiamo ammettere che sembra essere riuscita nell'intento, visto la valanga di commenti che ha suscitato.
E se questo dà nuovo smalto alle vendite di questo irriverente, ironico, volgare, osceno, schietto, intelligente, spietatamente analitco flusso di coscienza sul conflitto interiore tra il "dover essere" e ciò che si è o si vuol essere, va bene così. Il vero inizio letterario di un autore geniale e stilisticamente sublime che come nessun'altro ha saputo dissezionare la vita. Ealla fine la domanda posta all'analista rimane ancora oggi\ una domanda fondamentale: "Dottore, di cosa dovrei sbarazzarmi, mi dica, dell'odio... o dell'amore?"