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Il caso 137
Dominik Moll
Non ci sono vincitori in questo film, solo vittime e zone grigie. L'ispettrice dei servizi interni (che indagano sulla condotta degli altri poliziotti) è mossa dalla ricerca caparbia della verità anche se deve scontrarsi con amici e colleghi, ma rimarrà vittima della macchina del potere e delle sue esigenze. Soverchiata dai problemi sul lavoro e personali, troverà tregua, consolazione (e annullamento) nella visione compulsiva di video di gattini su internet. I poliziotti che si coprono omertosamente e che sono colpevoli di aver massacrato un manifestante del tutto innocuo sono gli stessi che erano stati acclamati come eroi durante l'attentato del Bataclan e del resto erano stati chiamati ad intervenire "per salvare la Repubblica". Il ragazzo sfigurato dal proiettile lanciato ad altezza d'uomo dai poliziotti è la vera vittima, (come molti manifestanti ignari andati a Parigi per sostenere la rivolta del Gilet Gialli con uno spirito più da scampagnata in città), ma alla fine è il danno collaterale della guerrra imbastita tra manifestanti e forze dell'ordine. Una recensione del film letta non ricordo dove citava giustamente la frase di uno dei protagonisti del film del 1939 di Jean Renoir "Le regole del gioco": "Il tragico della vita è che tutti hanno le loro ragioni".Siamo nelle zone grigie, una supposta ragion di stato e la rivolta a rabbiosa e cieca. Senza dimenticare però il peso dei torti e delle ragioni (chiaramente il film è un atto di denuncia verso i meccanismi della sopraffazione, a maggior ragione se compiuti da che dorebbe essere preposto alla giustizia), La tensione latente che regge il film è tagliente e chirurgica, quasi cronachistica (basti pensare alla descrizione delle procedure burocratiche e delle comunicazioni formali di cui è piena l'indagine poliziesca e di quanto stridino nella loro vuota formalità con la verità della violenza e dei soprusi). Alla fine rimane il senso dell'ingiustizia e della disperazione: che gli ingranaggi del potere rimangono inscalfibili anche se qualcuno vuole fare la sua parte con impegno e non guardare in faccia nessuno nel nome di una giustizia che sembra invece inaudita e scomparsa da una società sempre più in crisi e senza identità.